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Vintage Italian Sounds – Remixed

Vintage Italian Sounds – Remixed

«D’un classico – diceva Italo Calvino – ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima». Le sue parole si riferivano ai libri, ma senza difficoltà e con pochi ritocchi terminologici sono applicabili anche alla musica. Nel nostro caso, se la rilettura è il remix, allora il classico è ciò che porta l’impronta del vintage italian sound, che grazie allo stile e all’artigianato musicale si è imposto all’attenzione (e alla manipolazione) di artisti di tutto il mondo.

Un classico riesce sempre a superare i suoi limiti temporali e, in virtù di una certa “elasticità metamorfica”, a cambiare forma senza alterare la sua essenza più intima. Queste due caratteristiche sono quanto di più tipico del vintage italian sound. Proponiamo, allora, una rassegna che le esprime con lampante evidenza.

Partiamo dagli inizi del secolo. È il 1902 e viene composta Torna a Surriento da Ernesto de Curtis. 101 anni dopo è un classico ancora in forma smagliante: il sample in Sexy People di Pitbull è la sua formidabile cartella clinica.

Tu vuò fà l’americano, scritta da Renato Carosone nel 1956 è l’archetipo musicale di We no speak americano del duo australiano Yolanda Be Cool, che nel 2010 svetta in tutte le classifiche e ancora oggi non ha proprio bisogno di nessun cerimoniale introduttivo.

Delle virtù metamorfiche del vintage italian sound non approfittano solo i dj e i remixers più acclamati del mondo ma anche il cinema d’autore. Nel film premio Oscar di Paolo Sorrentino La grande bellezza (2013) A far l’amore comincia tu di Raffella Carrà è la colonna sonora della scena iniziale del film, ormai impressa nell’immaginario collettivo nella versione remix di Bob Sinclar.

E quello tra Bob Sinclar e l’italian sound non può dirsi affatto un incontro casuale: già in Groupie (2012) il re del french touch aveva campionato il celebre motivetto “Birichinata”, composto da Fiorenzo Carpi per il film Le avventure di Pinocchio (1972). 

Altra illustre e più recente vittima di questa fascinazione tutta italiana sono i Black Keys, che hanno rivelato in una recente intervista di aver inserito nel loro brano Year in review (contenuto nell’ultimo album Turn Blue, 2017) alcuni frammenti tratti dal repertorio spaghetti western di Nico Fidenco. 

E a proposito di spaghetti western: pochi lo sanno, ma dietro al successo di Crazy di Gnars Barkley (2006) ci sono le tremule e angoscianti note di Nel cimitero di Tucson di Gianfranco e Gianpiero Reverberi, colonna sonora del film Preparati la bara! (1968)

Valgano questi esempi, non di certo esaustivi, a testimonianza di un fecondo legame tra il vintage italian sound e le avanguardie musicali di oggi, fatte di artisti di ogni tipo. Dietro ai ripescaggi, ai rimescolamenti e ai campionamenti c’è sempre la luce pulsante e intensa di un’era che ha reso inconfondibile il made in Italy.