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Operatic Pop, la svolta popolare della musica lirica

Operatic Pop, la svolta popolare della musica lirica

L’operatic pop è un genere che, evidentemente, unisce l’opera e il pop. Ciò, il più delle volte, facendo ricorso allo stile canoro operistico sviluppato su un tema musicale popolare. 

L’Italia, da sempre, ha avuto un ruolo da protagonista nel suo sviluppo. Già ai tempi di Enrico Caruso, ad esempio. si possono rintracciare i primi sintomi di un crossover fra il genere pop e la lirica. Il grande tenore italiano ispirò l’uso del dialetto nella lirica, popolarizzando – e il verbo non è casuale – un nuovo genere ricco di elementi satirici prima di allora inammissibili. 

Ma avviciniamoci ai nostri giorni. Una data molto importante è il 1986: a quest’anno risale una storica collaborazione tra Lucio Dalla e Pavarotti. Una specie di unicum musicale, in cui il pop incarnato dal primo e la lirica dal secondo, si fondono e fanno da apripista alla futura nascita del genere. I “cameo” seguiranno poi con Bono e altri grandi nomi della scena pop, a testimonianza del fatto che qualcosa sta cambiando.

Si tratta, però, ancora di manifestazioni episodiche, brevi incursioni in zone di non stretta competenza. Infatti è solo con Andrea Bocelli che l’operatic pop nasce a tutti gli effetti e raggiunge l’apice della sua popolarità. 

Alla base del progetto musicale dell’artista, infatti, c’era proprio l’intenzione di cambiare il paradigma vigente: avvicinare il grande pubblico all’opera, renderlo partecipe di ciò che prima pensava gli fosse di diritto inaccessibile. E senza il gravame ideologico richiesto a un pubblico dotto o addottrinato. 

Gli esordi, come forse era prevedibile, non furono facili. In quei primi anni il giudizio sulla nuova musica oscillava tra il francamente perplesso e il risentito. Tra questi ultimi si inserivano i sedicenti “amanti dell’opera”, che vedevano nell’ibrido dell’operatic pop una minaccia: e cioè l’invasione di un campo riservato a un’elite di ascoltatori (la loro). 

Intanto, nonostante gli ostacoli, la sperimentazione musicale va avanti e Bocelli collauda la tecnica. E dopo un po’ di tentativi falliti e di incomprensioni da parte dell’industria musicale, della critica e del pubblico, i tempi sono maturi per una svolta. Siamo alla metà degli anni ’90 e la lirica esce dagli angusti steccati del teatro d’opera ed è finalmente accessibile a un pubblico molto più vasto e soprattutto internazionale.

Oggi, come probabilmente tutti sanno, l’operatic pop è sdoganato. Basti pensare al successo internazionale di pubblico e critica di gruppi come – ieri – de I Tre Tenori (Pavarotti, Domingo, Carreras) e  – oggi – de Il Divo.

Ma tutto ciò sarebbe impensabile senza quel varco aperto nell’ultimo decennio del secolo scorso. Bocelli rimane l’anello di congiungimento tra lirica e pop, l’artista al quale è indissolubilmente legato il genere. Basti pensare ai suoi numeri. A oggi ha venduto 90 milioni di dischi. Romanza, del 1997, è l’album italiano più venduto di tutti i tempi. E il suo nome è, dal 2010, nella Hollywood Walk Of Fame.